Usare i trope senza cadere nei cliché
Chi legge non odia i trope: li cerca apposta. Da nemici ad amanti, il prescelto, la famiglia ritrovata: sono schemi che le persone cercano di proposito, perché regalano in modo affidabile una certa emozione.
Allora perché alcune storie sembrano fresche e altre stantie? Tutto sta in una distinzione: il trope è uno schema familiare, mentre il cliché è lo stesso schema usato senza pensarci. La buona notizia è che il rimedio è concreto.
Il trope è una promessa; il cliché è una scorciatoia
Un trope è uno schema riconoscibile che crea un’aspettativa: chi legge lo nota e si fa coinvolgere, pregustando il pagamento emotivo che di solito porta. Usato bene, è una promessa che mantieni a modo tuo.
Il cliché nasce quando peschi quello schema e smetti di ragionarci. Gli snodi arrivano nell’ordine esatto che chi legge ha già visto cento volte, senza una ragione dietro. Il problema non è il trope: è il pilota automatico.
Rimedio uno: dai al trope una motivazione vera
Quasi tutti i cliché nascono perché i personaggi fanno la cosa da trope senza altra ragione che «è così che va questo trope». I rivali si punzecchiano perché i rivali si punzecchiano; il mentore muore perché i mentori muoiono.
Chiediti perché proprio questo personaggio lo farebbe. Nel momento in cui i nemici si scontrano per qualcosa che ognuno davvero desidera e teme, il trope smette di essere un costume e diventa una scena vera. È la motivazione a trasformare uno schema in una storia.
Rimedio due: rendi specifica l’esecuzione
I cliché sono generici; la scrittura fresca è specifica. «Si odiavano, poi si sono innamorati» è il trope nella sua forma più insipida. Lo stesso trope prende vita quando è ancorato a dettagli che solo i tuoi personaggi e il tuo mondo potrebbero produrre.
La specificità è la differenza tra un’immagine di repertorio e un ricordo. Sostituisci l’ambientazione generica, l’insulto generico, la confessione generica con quelli che potrebbero appartenere solo a queste due persone, e lo schema familiare sembra all’improvviso nuovo di zecca.
Sovvertire è facoltativo; meritarlo no
Non devi per forza ribaltare o sovvertire un trope per usarlo bene. Tantissime storie amate consegnano il trope dritto, esattamente come promesso, e chi legge le adora proprio per questo.
Quello che invece devi fare è meritarti il momento: far sì che i personaggi lo desiderino, che lo paghino, che il pagamento emotivo sia specifico per loro. Un trope consegnato ma meritato batte una sovversione astuta ma non guadagnata.
L’autore resti sempre tu
Uno strumento che ti guida può aiutarti a notare dove un trope gira col pilota automatico e a porre le domande che lo ancorano — quale motivazione, quale dettaglio specifico, cosa costa al personaggio. Ma il gusto è tuo: quali trope ami e come li rendi tuoi. Bloomwright propone; tu decidi.